Mi hai spezzato l’hardcore.

dicembre 28, 2011

Che lui era tipo uno di quelli col muso sicuro e i capelli cortissimi che andava ai concerti punk hardcore per fare del ballo una violenza e pogare e mettersi le mani sulla faccia dando gomitate buttandosi dal palco fare leva per gli altri aiutare chi non ce la faceva più, pogava ballava violenza cantava e piangeva solo ai concerti dei Gazebo Penguins, piangeva pogava le mani sulla faccia e gli altri lo abbracciavano duro tipo intesa virile che in certi film fa piangere certa gente. Tipo la persona più buona del mondo che mette su i Black Flag e poi ti picchia. In una di quelle sere come tutti gli altri pogo conobbe lei e lei era tipo uguale a lui che pogava ballava violenza cantava e aveva i capelli corti rasati ai lati e in cima ‘sti ciuffi colorati che pareva pogassero anche loro. E lui allora due canzoni e le prese la testa le baciò ‘sti ciuffi colorati e lei se la rideva anche se incazzata che come poi avrebbe scoperto con uno schiaffo i ciuffi non si toccano diobono i ciuffi sono importanti i ciuffi sono miei. Poi due ore dopo nel corridoio del cesso a parlare di pettinature come arma d’emancipazione troppo ubriachi e troppo sbattuti per capirci qualcosa davvero ma lui ascoltava ascoltava la guardava e ascoltava. Due giorni dopo altro concerto altro pogo lei di nuovo lì e lui di nuovo lì pogavano ballavano violenza cantavano e il giorno dopo ancora di pomeriggio per strada il primo incontro alla luce del sole e quei ciuffi erano belli e duri ed emancipanti proprio come aveva immaginato al buio di quei locali che piacciono a lui perché la birra costa pogo. Gli amici sono contenti gli amici dicono che insieme sembrano la loro canzone preferita dei Dead Kennedys gli amici quando escono con loro un po’ sono invidiosi perché loro nel pogo ci hanno trovato solo dei pugni. Passano giorni passano mesi passano cose arriva un anno e dopo due e un giorno in una di quelle sere come tutti gli altri pogo un crack. Non si capisce bene perché non si capisce bene per cosa ma là nel corridoio del bagno di uno di quei locali dove la birra costa pogo si è spezzato qualcosa. Lui non pogava più e lei non pogava più lui aveva il muso spento e lei i capelli lunghi ai lati lui non la pogava più e lei non lo pogava più. Gli amici lei nel locale non la videro più, gli amici lui lo accompagnarono a farsi il tatuaggio di un hardcore tagliato a metà sul petto e ogni volta che ne parlava tirava fuori storie e metafore e chi ascoltava un po’ lo consolava e un po’ se la rideva perchè quella frasi lì era ridicola. Con il muso spento e il petto tatuato ai concerti punk hardcore lui ci andava ma non pogava niente violenza forse ballava ma più che altro piangeva piangeva senza piangere davvero senza lacrime senza Penguins e senza lei che lui affanculo non ci avrebbe mai mandato e non era una cosa da sottovalutare. Con i ciuffi spenti ed i capelli lunghi ai lati ai concerti punk hardcore lei ci andava ma non pogava niente violenza forse ballava ma più che altro urlava urlava senza che nessuno la sentisse urlare davvero senza parole senza Penguins e senza lui che lei affanculo ci aveva già mandato e non era una cosa da sottovalutare. Passano giorni non passano mesi e lui per sbaglio la vede e lei per sbaglio lo vede, uno che piange senza lacrime davvero e una che urla senza farsi sentire davvero, lui che le urla mi hai spezzato l’hardcore indicandosi il petto tatuato e lei che gli tira uno schiaffo senza lacrime con cinque dita e sei parole. Tu mi hai spezzato il cuore.

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