Per caso

febbraio 14, 2014

“Quarta traccia, minuto 2, secondo 37. No.
Prima traccia, primo verso, seconda frase. No.
Quinta traccia, minuto 3, secondo 52. Forse.”

Era un po’ un’ossessione, la sua, quella di cercare la frase giusta per il momento giusto. L’idea che tutto si sarebbe risolto semplicemente trovando quei secondi di una canzone in grado di descrivere un momento e spiegarlo agli altri. Moriremo soli ma le canzoni non ci lasceranno mai, diceva qualcuno, o forse lo diceva lui; tra tutte le frasi fatte che usava era difficile capire quali fossero citazioni da Alta Fedeltà e quali semplici lampi di genio. Se devo essere sincero, credo fossero di più le prime.

“Eppure l’ho sentita, ne ricordo gli schiaffi.”

C’era sempre di mezzo una ragazza, chiaramente. Non è che stesse male per cose serie, anche una tipa conosciuta per caso e mai più rivista poteva mandarlo nella crisi più disperata, quindi immaginate quando in effetti una di quelle diventava cosa serie. Immaginate i dischi ovunque, i vinili sparpagliati, i file scaricati alla rinfusa, i pezzi ascoltati una ventina di secondi alla volta, una roba che stare nella stanza di fianco era un incubo. Naturalmente non si metteva le cuffie, voleva far sapere a tutti che stava andando tutto a puttane.
C’erano momenti peggiori e momenti peggiori, ma forse il peggio del peggio arrivava quando voleva attirare l’attenzione delle amiche. Le mie amiche. Montagne di canzoni più o meno belle buttate alla rinfusa su ogni pagina di social network in cui sapeva che anche lei avrebbe letto e pezzi orribili che faceva finta di apprezzare solo per fare bella figura, e io lì a far finta di niente. Mi piace, piace a lei, piace a 34 persone, piace all’anima sua che riposi in pace. Fortuna che quei periodi duravano poco e la mia vita sociale poteva tornare a basarsi su delle interazioni personali basate sull’essere amici e non strumenti ad uso fregna.

“Cosa cazzo c’è che non va. Cosa. Cazzo. C’è.”

Questa volta però era diverso, più nervoso, meno lo faccio perché lo voglio e più lo faccio perché devo, come se fosse davvero l’unico modo per uscirne, davvero l’unica soluzione al problema. Per quanto potesse crederci le altre volte, questa volta sembrava serio davvero, e c’era solo da capire se fosse colpa sua o colpa sua di lei, la sua ragazza, quella che era una mia amica e poi i social network e via di là. La verità è che pure io sto un messo male in questo momento e la situazione non aiuta. Potrei andare di là e dirgli “senti, vaffanculo, andiamo a berci una birra” ma no, io non ne ho voglia di bere una birra con lui, voi non avete idea di che cosa voglia dire. I silenzi, le pause, le contemplazioni. Non so mai cosa cazzo dire quando esco da solo con lui. Potrei andare di là e fare finta di niente aspettando che si accorga della mia presenza, che magari inserire un elemento di disturbo passivo potrebbe aiutare a rompere quel circolo vizioso di pensieri in cui si è infilato. La verità è che lo sta già facendo adesso, mentre scrivo queste quattro parole, e non si sta accorgendo di un cazzo di niente.
Potrei andare di là e chiedergli se si ricorda di quando Irene mi lasciò e di come lui invece mi lasciò trattare male tutti i suoi dischi per farmela passare. È strano, lui, ma è anche un amico.
Che poi la storia con Irene fu un disastro sotto ogni punto di vista, ma c’è da dire che ci guadagnai un sacco di dischi. Delle ragazze ti restano solo i dischi, diceva lui, e aveva pure ragione.

“Siete voi e non sono io o sono io e non siete voi?”

Chiaro che qualcosa, a questo punto, dovevo pur fare. Chiaro che a questo punto Irene aveva messo le tende nella mia testa e non se ne voleva andare. Chiaro che di chiaro non c’era più un cazzo e stavo sbroccando anche io, e allora niente, vado di là e prendo quel disco che lei si dimenticò a casa mia e che mai ebbi il coraggio di restituirle. Lo riascolto tutto velocemente e capisco dove avevo chiuso tutto quello star male. Scelgo la canzone, scelgo il secondo, entro in camera, lo metto su e aspetto di vederlo piangere.

“Non mi vorrai dire che Irene, adesso, è servita a qualcosa.”

Ultima traccia, secondo 52: io non voglio più restare qui con te.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: